L’ALLEANZA TERAPEUTICA NASCE DALL’EMPATIA E DALLA COMUNICAZIONE

In un'epoca sempre più dominata dalla tecnologia e dall'Intelligenza Artificiale, il medico deve saper ascoltare il paziente, essere attento al suo vissuto e condividere con lui le fasi del percorso di cura. Se ne è parlato al convegno dell'A.M.M.I. - Donne per la Salute - sezione di Verona, tenutosi al Circolo Ufficiali di Verona in data 20 Febbraio u.s., in collaborazione con l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Verona. Oltre alla presentazione della presidente della sezione Ammi veronese, dott.ssa Marzia Strabbioli Castellarin e alla presentazione di Vania Braga, Responsabile Centro Osteoporosi ULSS 9, sono intervenuti: prof. Antonio Lasalvia, Associato di Psichiatria all'Università di Trento, prof.ssa Luigina Mortari, Ordinario di Psicologia generale e sociale al Dipartimento di Scienze Umane dell'Università di Verona, prof.ssa Maria Grazia Romanelli, Ordinario di Biologia, presidente del collegio didattico di Medicina e Chirurgia, prorettrice per la didattica dell'Università di Verona e dott.ssa Maria Teresa Ferrari, fondatrice dell'associazione La Cura sono Io, alla quale è stato consegnato il Premio “Donna per la salute”.

Sono emersi spunti e riflessioni interessanti – dalla psicologia alla filosofia, all’etica – connessi dalla convinzione che l’educazione alla relazione tra medico e paziente sia fondamentale per il buon esito delle cure, ma che ci sia ancora tanto da fare nella formazione. Il mondo è cambiato, quando il paziente arriva dal medico, ha già interagito con l’intelligenza artificiale e pensa di sapere già ciò di cui ha bisogno. Per riuscire ad instaurare una buona relazione è necessaria la competenza relazionale che permette di migliorare l’alleanza terapeutica e, di conseguenza, anche la cura alla quale dobbiamo dare più attenzione. Entra in gioco il ruolo fondamentale della formazione degli studenti: negli ultimi anni i test per entrare alla facoltà di medicina sono stati sempre più depauperati dei contenuti umanistici provocando lacune nel giovane medico, che spesso è preparatissimo a livello scientifico, ma manca di un background culturale. Ci sono medici molto bravi, ma non sempre adatti a fare questa professione. Sono necessarie delle attitudini, ancor più oggi in cui si punta all’affermazione personale, alla prestazionalità, piuttosto che alla dedizione, all’attività vocazionale, fondamentali nelle professioni del medico e dell’insegnante. Per questo serve rafforzare nei corsi di laurea la formazione alla comunicazione e alla relazione, perché una buona cura nasce prima di tutto da un rapporto di fiducia tra medico e paziente.

L’empatia è una materia che deve essere obbligatoria per tutti gli aspiranti medici e deve venire insegnata in modo strutturato, solo così diventerà una competenza professionale e strategica nella gestione del rapporto col paziente