Di Alfredo Guglielmi, presidente OMCeO Verona
Il sistema sanitario si confronta con criticità strutturali crescenti: carenza di personale medico e infermieristico, invecchiamento della popolazione e aumento della domanda assistenziale. In tale contesto, il rafforzamento della sanità territoriale costituisce un obiettivo strategico non ulteriormente differibile.
Le Case di Comunità rappresentano uno degli strumenti cardine della riorganizzazione prevista dal Decreto Ministeriale 77/2022 e dal PNRR. Gli obiettivi di integrazione tra professionisti, presa in carico dei pazienti cronici e continuità assistenziale sono condivisibili nei principi. Tuttavia, la loro attuazione richiede condizioni organizzative e professionali coerenti con le risorse effettivamente disponibili.
Il principale elemento critico non è infrastrutturale, ma riguarda la disponibilità di capitale professionale. La persistente carenza di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti e infermieri rappresenta un fattore limitante strutturale. Il rischio concreto è quello di una discontinuità tra realizzazione delle strutture e loro effettiva operatività.
In tale contesto, appare imprescindibile la definizione chiara del ruolo dei professionisti all’interno dei nuovi modelli organizzativi, nel rispetto dei principi di autonomia professionale, continuità delle cure, appropriatezza clinica e relazione fiduciaria con il paziente. La riorganizzazione non può prescindere da una contestuale riduzione degli oneri impropri e da una valorizzazione sostanziale delle competenze.
Con queste premesse, l’Ordine dei Medici di Verona ha attivato un confronto con le rappresentanze sindacali della categoria, registrando convergenza sugli obiettivi di rafforzamento della rete territoriale e sulla necessità di una programmazione realistica delle risorse e del personale.
Più in generale, l’assetto delle cure primarie conferma la necessità che i processi di riforma siano sviluppati attraverso il coinvolgimento strutturato dei professionisti interessati, in un quadro di sostenibilità organizzativa e responsabilità istituzionale.
L’Ordine dei Medici ritiene che il governo della trasformazione della sanità territoriale debba fondarsi su un metodo di confronto stabile tra istituzioni e rappresentanze professionali, orientato alla valutazione degli impatti organizzativi e alla sostenibilità del sistema.
In tale prospettiva, i rapporti con la sanità locale e regionale veneta si collocano in un quadro di confronto istituzionale costante, improntato a correttezza, lealtà e responsabilità, nella gestione delle criticità e nella ricerca di soluzioni organizzative sostenibili.
Elemento centrale del processo di riforma è il ruolo delle nuove generazioni mediche, chiamate a garantire la continuità del sistema e la sua evoluzione. La sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale dipende anche dalla capacità di rendere attrattiva la professione medica, attraverso condizioni di lavoro adeguate, percorsi chiari e contesti organizzativi coerenti con la complessità dell’attività clinica.
La tutela della salute dei cittadini e la qualità dell’esercizio professionale rappresentano obiettivi inscindibili. La qualità dell’assistenza è direttamente correlata alla disponibilità di professionisti adeguatamente supportati e inseriti in modelli organizzativi sostenibili.
Il successo delle riforme della sanità territoriale, e in particolare delle Case di Comunità, dipenderà dall’equilibrio tra innovazione organizzativa, disponibilità di risorse professionali e valorizzazione del lavoro medico.